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mercoledì 2 marzo 2011

Aiutare Se Stessi Per Aiutare Gli Altri.

Diceva Spinosa: Solo la mia felicità può fare la felicità degli altri”.

L’obiezione più diffusa è che se una persona pensa a se stessa è un egoista che non pensa agli altri.

Questo è secondo me un falso problema.

Immaginiamo un medico che voglia avere successo e voglia, oltre che essere utili ai suoi pazienti diventare ricco grazie al suo lavoro. Ovviamente sto parlando di un medico onesto che pensa solo al bene dei suoi pazienti/clienti.

Per avere successo deve diventare bravo, cioè essere in grado di curare i propri pazienti, oppure, meglio ancora, prevenire il fatto che si ammalino. Per riuscire a fare questo deve diventare molto bravo, migliorare sempre di più, aiutare molte persone. In questo modo, si spargerà la voce, e il numero dei suoi pazienti aumenterà, facendo aumentare anche le sue entrate. I pazienti che avrà curato o preservato in salute torneranno attivi nella società a svolgere i loro compiti.

Facciamo un esempio ancora più chiaro e articolato.
Se un consulente aiuta un dirigente di un’azienda a migliorare le sue capacità di comunicazione con i dipendenti, questi si sentiranno più valorizzati, lavoreranno meglio, immaginiamo che questi siano medici, infermieri, insegnanti, vediamo come una cosa fatta “per se stessi” causa una reazione a catena positiva che si riflette in tantissimi ambiti della società.

Se un genitore in difficoltà scarica il mio eBook sull’educazione, migliora il suo modo di intervenire con i suoi figli, e questi, crescendo responsabili e sicuri di loro si muoveranno con efficacia nella vita procurando successi a loro e agli altri, famigliari, amici colleghi, ecc.

Ho parlato di medici e di consulenti, di insegnanti o di direttori d’azienda, ma se non ci fossero gli spazzini che puliscono le strade, i cuochi che cucinano, gli addetti alla manutenzione di… tutto, non sarebbero possibili nemmeno le cose cha apparentemente sono “più importanti”.

Questo discorso è valido per chiunque operatore telefonico, portiere d’albergo, per ogni singolo lavoro che si può svolgere nella nostra società.

Tutte queste persone lavorano “per loro stessi” e in questo modo fanno del bene ad altri.

Non ricordo chi disse questa frase: “Non importa cosa fai ma cerca di farla nel modo migliore che puoi”. (Più o meno diceva così).
Ma racchiude il senso di quello che vorrei dire.

Un genitore che “lascia che suo figlio se la cavi da solo”, quando questi è in grado farlo ovviamente, ne rafforza il carattere molto più degli atteggiamenti iper-protettivi che caratterizzano molti aspetti dell’educazione moderna che produce, infatti, prevalentemente giovani fragili, con poca autostima e difficoltà a farsi strada nella vita. L'aiuto va dato quando è indispensabile e deve valorizzare le capacità di chi lo riceve, non farlo sentire un incapace come avviene con l'aiuto in eccesso.
Un genitore che non comprende l’importanza del rafforzamento del carattere e dell’autonomia personale nascondendosi dietro la frase: “poverino è piccolo/giovane, bisogna aiutarlo in tutto” (dai compiti e lo studio fino ad allacciarsi le scarpe a 15 anni), nasconde dietro questo “aiuto che rende incapaci”, difficoltà personali e risponde in realtà a un SUO bisogno che non è quello del figlio o della figlia.

In un momento così difficile, dal punto di vista economico e non solo, se tutti quanti pensassimo a come migliorare noi stessi, riusciremmo sicuramente a migliorare quello che ci circonda e che non ci piace o che ci crea delle difficoltà, che siano il lavoro o i soldi, l’educazione dei figli o il rapporto con gli altri.

Chi pensa a migliorare se stesso, migliora (e aiuta) inevitabilmente anche gli altri.
Per chi vuole un aiuto (Vero) consiglio il mio Report sul raggiungimento dei propri obiettivi personali.

Buona crescita e alla prossima.

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